Ego al potere: il trionfo del narcisismo

Le malattie mentali non sono vizi morali.
Non sono colpe.
E spesso non sono nemmeno difetti, almeno non all’origine.

Diventano problema quando si irrigidiscono, quando una struttura psichica
smette di compensare e inizia a governare tutto il campo: decisioni,
relazioni, potere, realtà.

In quel punto, paradossalmente, possono produrre successo.
Non benessere.
Non verità.
Successo.

Il narcisismo, nella sua forma funzionale, è una spinta: fiducia in sé,
capacità di reggere lo sguardo degli altri, senso di destino personale,
impermeabilità al dubbio.

In ambienti competitivi e gerarchici questo è un vantaggio evolutivo.
Il narcisista non esita, non arretra, non chiede consenso profondo:
occupa lo spazio.

Quando però il narcisismo diventa strutturale, perde il contatto con la
realtà e si nutre solo di riflessi: l’applauso, il nemico, la scena,
il mito di sé.

Ed è qui che nasce il leader di successo.

Joe Biden che saluta interlocutori invisibili non è una caricatura:
è il simbolo di una funzione che sopravvive alla persona.
Il ruolo continua anche quando la presenza vacilla.

Benjamin Netanyahu incarna un altro versante: la fissazione identitaria,
l’incapacità di retrocedere, la necessità di uno scontro permanente
per giustificare se stessi.

Napoleone è l’archetipo: genio, visione, delirio di grandezza.
Senza il delirio non avrebbe attraversato l’Europa.
Con il delirio l’ha devastata.

Donald Trump è il caso più esplicito: un narcisismo puro, ostentato,
quasi didattico. Non nasconde la struttura, la esibisce.
E proprio per questo mobilita, polarizza, vince.

Ma che tipo di successo?

Non quello dell’equilibrio.
Non quello della saggezza.

È il successo della visibilità, della semplificazione,
della forza simbolica, dell’ego che diventa bandiera.
Un successo che funziona finché il sistema lo regge
e crolla quando la realtà presenta il conto.

La società contemporanea non seleziona i più sani.
Seleziona i più adatti allo spettacolo del potere.

Il problema non è che queste strutture arrivino al vertice.
Il problema è che noi le chiamiamo leadership.

Non si tratta di demonizzare la fragilità mentale.
Si tratta di riconoscere quando una fragilità diventa
architettura di comando.

Perché un conto è convivere con una struttura psichica complessa.
Un altro è affidarle il destino collettivo.

— Selene

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