Biologia del movimento

Corpo maschile e corpo femminile

Le basi restano comuni.

Agilità.
Resistenza.
Forza.

Tre qualità che dovrebbero sempre convivere.

La forza senza agilità irrigidisce il sistema.
L’agilità senza forza disperde struttura.
La resistenza senza equilibrio consuma lentamente le riserve vitali.

Per questo il corpo andrebbe allenato nella sua interezza e non soltanto nella funzione dominante.

Tuttavia, oltre queste basi comuni, il corpo maschile e quello femminile presentano differenze profonde.

Differenze anatomiche.
Ormonali.
Neuromuscolari.
Posturali.
Ritmiche.

Ignorarle significa spesso costruire attività fisiche innaturali.

Il corpo maschile possiede mediamente:

  • maggiore densità muscolare;
  • maggiore capacità di espressione esplosiva della forza;
  • maggiore tolleranza al sovraccarico breve;
  • struttura ossea più compatta;
  • bacino più stretto;
  • distribuzione del peso differente;
  • risposta più lineare allo sforzo.

Anche il sistema ormonale tende a favorire:

  • tensione;
  • attivazione;
  • spinta;
  • competizione;
  • controllo.

Per questo il movimento maschile appare spesso più diretto, penetrativo, compatto.

Il gesto tende a conquistare spazio.

Nel corpo femminile, invece, la struttura cambia profondamente.

Il bacino più ampio modifica equilibrio e appoggio.
La distribuzione adiposa altera biomeccanica e consumo energetico.
La lassità articolare mediamente superiore modifica elasticità e stabilizzazione.
Il sistema ormonale introduce oscillazioni fisiologiche continue.

Il corpo femminile non vive quasi mai in condizione realmente lineare.

È un corpo ciclico.

E la ciclicità modifica:

  • energia;
  • recupero;
  • coordinazione;
  • forza;
  • percezione corporea;
  • risposta nervosa;
  • resistenza allo stress.

Per questo alcune attività moderne, costruite quasi esclusivamente su modelli maschili di prestazione continua, possono generare nel tempo squilibri funzionali.

Nel corpo femminile diventano quindi fondamentali altre componenti spesso sottovalutate.

La fluidità.
La mobilità armonica.
La coordinazione globale.
Il ritmo.
La respirazione.
La grazia biomeccanica del gesto.

Persino la sensualità naturale del movimento possiede una funzione reale.

Non come artificio estetico.

Ma come continuità armonica tra postura, respirazione, tensione e presenza corporea.

Un gesto armonico disperde meno energia.
Riduce compensazioni inutili.
Migliora equilibrio e adattamento.

Per questo il movimento femminile non dovrebbe essere addestrato soltanto alla forza o alla prestazione.

Dovrebbe preservare anche:

  • eleganza strutturale;
  • portamento;
  • morbidezza dinamica;
  • capacità oscillatoria;
  • espressività corporea.

Il corpo femminile irrigidito perde spesso qualcosa che va oltre il muscolo.

Perde linguaggio.

E questo si riflette:
nel passo, nella voce, nella postura, nella respirazione, nella presenza.

Molte antiche culture avevano compreso queste differenze senza trasformarle in conflitto ideologico.

L’archetipo maschile veniva associato:
alla direzione, alla penetrazione, alla verticalità, alla stabilizzazione.

L’archetipo femminile:
alla ciclicità, alla modulazione, all’accoglienza dinamica, al ritmo, all’oscillazione.

Due polarità differenti.
Non superiori o inferiori.

Complementari.

Quando il corpo viene allenato contro la propria natura biologica, prima o poi il sistema presenta il conto:
tensioni croniche, esaurimento nervoso, perdita di armonia, rigidità, alterazioni posturali o senso costante di scollegamento corporeo.

Allenare non significa imitare.

Significa comprendere quale linguaggio vive dentro il proprio corpo.

Nota simbolica

L’antico guerriero e l’antica danzatrice non rappresentavano soltanto ruoli sociali.

Rappresentavano due modi differenti attraverso cui la vita si muoveva nella materia.

Uno tendeva a incidere il mondo.

L’altro a farlo vibrare.

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