Quando il pinguino sbaglia polo
Quando il pinguino sbaglia poloIgnorare non significa “non sapere”.
Significa non conoscere la verità, oppure — più spesso — scegliere di non incontrarla.
C’è un’ignoranza innocente, primaria:
quella di chi non ha ancora visto, non ha ancora gli strumenti, non ha ancora fatto esperienza.
Questa ignoranza è fertile. È una soglia.
Ma esiste un’altra ignoranza, più sottile e più pericolosa:
quella di chi potrebbe sapere, ma non vuole.
Di chi sostituisce la verità con il simbolo, la complessità con lo slogan, il reale con l’immagine comoda.
In questo senso, l’ignoranza non è assenza di informazione.
È un atto.
Una presa di distanza deliberata dal vero.
Quando l’ignoranza diventa linguaggio istituzionale,
quando viene normalizzata, condivisa, persino esibita,
non siamo più davanti a un errore.
Siamo davanti a un sintomo di potere:
il segno che non serve più comprendere il mondo per governarlo.
Basta rappresentarlo.
Ignorare, allora, non è non sapere.
È non voler riconoscere ciò che disturba l’ordine narrativo.
E quando questo accade,
la realtà non scompare.
Si vendica.