Tutto è sotto controllo. Dicono.
C’è una regola fondamentale dell’ordine mondiale:quando l’economia traballa, si parla di valori.
Quando i valori non convincono più nessuno, si parla di sicurezza.
Quando anche la sicurezza annoia, si fa una guerra.
Naturalmente per la pace. E possibilmente a credito.
Gli Stati Uniti non sono falliti, sia chiaro.
Sono solo indebitati oltre ogni misura umana, ma con un sistema così solido
che smetterebbe di funzionare solo se qualcuno smettesse di crederci.
Un capolavoro di fede collettiva, altro che religione.
Per sostenere l’economia reale — quella che produce armi, emergenze e
ricostruzioni — si combattono guerre giuste.
In Ucraina si difende il diritto internazionale, purché il conto venga
gentilmente girato all’Unione Europea.
Armi americane, inflazione europea. Sinergia atlantica.
Poi però c’è il Venezuela.
Lì si entra, si prende il presidente e lo si porta via.
Ma attenzione: non è un’invasione.
È un intervento.
Le invasioni sono brutte, gli interventi sono civili.
L’Europa assiste compatta.
Compatta nel dividersi.
C’è chi applaude, chi si indigna, chi fa finta di capire.
Tutti concordi su una cosa: non decidere nulla.
Nel frattempo si guarda all’Iran, con aria pensosa.
Regime oppressivo? Certo.
Popolo che soffre? Ovviamente.
Intervento necessario? Dipende dal prezzo del petrolio
e dall’umore dei mercati.
Dentro gli Stati Uniti, intanto, l’esercito presidia le strade.
La democrazia funziona benissimo, a patto di tenerla
sotto sorveglianza armata.
E poi c’è la Groenlandia.
Ogni impero, prima o poi, guarda una mappa e pensa:
“Quella mi manca”.
Questa volta però persino alcuni alleati dicono:
“Magari anche no”. Non per etica. Per stanchezza.
Tutto questo è ciò che si vede.
La parte ufficiale. Quella raccontabile.
Poi c’è l’altra.
Quella dei soldi che si muovono prima delle crisi,
delle decisioni prese prima delle emergenze,
dei conflitti che “scoppiano” sempre dove conviene.
Non è un segreto.
È solo educazione: certe cose non si dicono ad alta voce.
Non è geopolitica.
È teatro dell’assurdo..