Oltre il digiuno

Non tutti i corpi partono uguali

Il digiuno attraversa i corpi da sempre.Prima delle teorie, prima delle mode, prima dei nomi.

Oggi viene studiato, misurato, proposto, venduto.
A volte compreso.
Più spesso imitato.

Ma il digiuno, nella sua sostanza, non è una tecnica.
È una condizione fisiologica che emerge quando l’organismo sospende l’introito e riorganizza le sue priorità.

Riduce, rallenta, seleziona.
Consuma ciò che è disponibile, conserva ciò che ritiene vitale.

Questo può avvenire in modo adattativo oppure no.
Può sostenere un equilibrio o incrinarlo.
Dipende dal corpo, dalla storia, dal contesto.

Non una promessa, non una colpa

Il digiuno non è una promessa di guarigione.
Ma non è nemmeno un errore in sé.

È uno stress metabolico, e come ogni stress può essere utile solo se proporzionato e reversibile.

Quando viene assolutizzato perde ascolto.
Quando viene demonizzato perde comprensione.

Qui non lo consideriamo né un atto eroico né una pratica da evitare.
Lo osserviamo per ciò che è: una risposta possibile, non una soluzione universale.

Oltre la tecnica

Parlare di digiuno significa parlare di riserve, di adattamento, di limiti.

Significa riconoscere che non tutti i corpi partono dallo stesso punto
e che non tutte le sospensioni nutrono.

Per questo, negli articoli che seguiranno, non ci muoveremo “a favore” o “contro”.
Ci muoveremo oltre:
oltre la prescrizione, oltre l’imitazione, oltre la semplificazione.

Non per togliere valore al digiuno,
ma per restituirgli il suo posto reale, finito, contestuale.

Nota

Questo testo non dimentica chi oggi ha digiunato senza sceglierlo.

Umani per i quali il digiuno non è pratica, né ricerca, né disciplina,
ma assenza di cibo.

A loro va questo pensiero silenzioso.
Perché ogni riflessione sul digiuno, se perde il contatto con la fame reale,
perde anche il contatto con il mondo.

Pubblicato
Categorie: Blog

1 commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *