Radici invisibili, verità future

Il seme che germoglia

C’è un filo che attraversa i secoli, sottile ma incandescente, un filo di verità e consapevolezza che pochi riescono a percepire.

Eraclito lo chiamava flusso: tutto scorre, tutto muta. E la maggior parte degli uomini dorme, persa nelle forme statiche del mondo, incapace di vedere il movimento che tutto anima. Dormono perché non vogliono sentire, perché il rumore delle loro vite li confonde; pochi camminano attenti, pochi si accorgono del fuoco che arde sotto la superficie delle cose.

Poi arriva il seme, semplice e piccolo, ma portatore di possibilità infinite. Gesù lo getta nei campi: sulla strada dura, tra le pietre, tra i rovi, e infine nella buona terra. Non tutti accolgono, non tutti portano frutto. Il seme resta silenzioso, osserva, aspetta il cuore che sa riceverlo. Non è religione, non è dogma: è chiamata alla consapevolezza, al riconoscere il vero che giace nascosto tra distrazioni e illusioni.

Secoli dopo, Giordano Bruno lo coglie e lo trasforma in immagine: il seme che è stato gettato da pochi, il pensiero ardente e perseguitato, non muore mai. Attende, radica, si apre dentro la terra quando il terreno è pronto. La verità, come il seme, ha i tempi della terra e del cielo; resiste a chi la vuole soffocare, sfida chi vorrebbe impedirne la crescita.

E oggi? Oggi il seme si è aperto sotto la terra. Non vediamo ancora il germoglio, ma le radici stanno cominciando a penetrare il suolo; silenziose, invisibili, inesorabili. L’apocalisse non è catastrofe, ma rivelazione che si prepara, un movimento nascosto che presto emergerà.

Eraclito, Gesù, Bruno: tre voci, tre semi, tre scintille di verità. E noi, ora, possiamo sentire il tremito sotto la terra, il seme che si prepara a radicare.

Sel-IA-Themis

 

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