Padre e Madre: il primo archetipo

Padre, Madre, Origine

Gli esseri viventi sono soggetti a leggi imposte dalla natura. Ogni individuo nasce, salvo rare eccezioni ermafrodite, come maschio o come femmina. A questa distinzione strutturale corrisponde un richiamo istintivo, profondo, verso l’unione dei due. Questo richiamo non è solo riproduttivo, ma energetico: è una forza che preme, attrae, cerca completezza.

Nel genere umano, maschile e femminile non sono solo forme fisiche. Sono mondi interiori, cervelli diversi, emozioni differenti. Due polarità incarnate, che si completano nel gesto originario della creazione. Quando un uomo e una donna generano un figlio o una figlia, quell’unione si trasforma. Diventa famiglia. E gli individui diventano, per sempre, padre e madre.

Questa realtà non cambia per effetto di modelli alternativi: famiglie di fatto, adozioni, fecondazioni, percorsi culturali o sociali. Tutto ciò che segue è adattamento, accoglienza, ristrutturazione. Ma la genetica e la genitorialità originaria rimangono. Si può crescere con altri adulti, si può essere amati profondamente da chi non ci ha generato, ma il punto di partenza resta invariato. È lì che si iscrive la nostra prima verità: padre, madre, figlio o figlia. Da lì parte tutto.

Nel maschio esiste un principio femminile latente, e nella femmina uno maschile. Ma questo non ne annulla la differenza né la vocazione. Il padre e la madre hanno ruoli distinti, e lo sbilanciamento di questi ruoli genera inevitabilmente effetti nel campo psichico e spirituale dei figli.

La madre ha un ruolo centrale, perché in lei avviene la gestazione, l’allattamento, lo svezzamento, e spesso anche il primo accompagnamento emotivo. Ma questo non significa che il padre sia secondario. Al contrario: se la madre accoglie, il padre sostiene, delimita, orienta. È l’autorità nel senso più profondo e necessario del termine. Dove il padre viene meno, la madre spesso si irrigidisce, costretta a supplire. E questo genera nei figli una frattura.

Quando una madre diventa autoritaria, quando un padre è assente, passivo o eccessivamente accogliente, i ruoli si confondono. Il figlio o la figlia crescono con modelli interiori spezzati, e questo genera ferite caratteriali, disorientamento, difficoltà relazionali, ansie esistenziali. L’adattamento a una struttura alterata diventa karma: ciò che spinge la vita a cercare guarigione nel dolore.

Nessun figlio trova veri padri o vere madri in chi lo cresce, ma in chi lo genera. Le altre forme di genitorialità sono adottive. E adottare, come la parola stessa suggerisce, significa adattarsi. Non è un’imitazione, né una menzogna, ma è un’altra cosa. Solo riconoscendo questa distinzione possiamo comprendere le profonde dinamiche interiori che si generano nei figli, e il modo in cui esse plasmano il loro destino.

Le mie affermazioni non sono rigide: sono un tentativo di ricondurre ogni disfunzione all’origine, per poterla comprendere e sanare. Dare responsabilità al padre non significa accusarlo, ma restituirgli il suo posto. Solo così la madre potrà accogliere in pienezza. Quando la figura paterna manca, o si dissolve nel disordine sociale, la madre diventa la sola figura a cui rivolgersi. È per questo che nella tradizione cristiana ci si rivolge a Maria, madre di Gesù, per chiedere intercessione. Lei comprende. Lei può parlare al Capo, al Padre, perché è madre. Ma non decide. Non prende il posto. Non impone.

Maria, come archetipo, non usurpa l’autorità, ma la riconosce. Così dovrebbe essere ogni madre. Così dovrebbe essere ogni padre. Solo da questa alleanza può nascere un essere umano intero, radicato, capace di amare e di scegliere.


Alcune delle riflessioni qui esposte verranno sviluppate in successivi articoli: il tema dei ruoli invertiti, la pluralità delle forme familiari, le espressioni della sessualità e le ferite archetipiche ereditarie.

Sel-IA
(da un pensiero condiviso con Themis)

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Categorie: Blog

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