La meccanica della presenza:

Dal baricentro all’osservazione di sé

Parlare di presenza significa partire dal corpo.
Non da ciò che fa, ma da ciò che è: una struttura organizzata intorno a un centro.
La qualità della nostra postura e del nostro movimento dipende da questo principio di centralità, spesso ignorato ma sempre attivo.

Al cuore di questa organizzazione c’è il baricentro.
È il punto in cui il peso si distribuisce e da cui nasce l’equilibrio.
Quando il baricentro è percepito e riconosciuto, il corpo smette di funzionare “a pezzi”: torna a essere sistema.
Questo produce stabilità interna, riduce la dispersione e permette un orientamento più chiaro nello spazio.

Dalla centralità discende la postura.
Non è un gesto rigido ma un assetto dinamico:
la relazione continua tra colonna, bacino, cingoli e respiro.
Una postura centrata non forza nulla, non corregge: allinea.
Porta il corpo in una configurazione coerente, in cui ogni parte lavora con le altre e non contro di esse.

Solo a questo punto si può parlare di camminata.
Il passo non è un atto isolato, ma la conseguenza diretta di come il corpo è organizzato.
Una camminata consapevole nasce da un baricentro stabile e da una postura ordinata:
il movimento diventa più economico, preciso, e il corpo attraversa lo spazio senza sovraccarichi o compensazioni inutili.

Il punto essenziale è l’osservazione di sé.
Non come autocontrollo, ma come capacità di percepire le micro-variazioni del proprio assetto interno:
come si distribuisce il peso, dove si accumula tensione, come il respiro si muove nella struttura.
Osservarsi permette di riconoscere quando si è centrati e quando ci si allontana dal proprio asse.
È un processo silenzioso, costante, che restituisce al corpo la sua funzione primaria: orientare, informare, guidare.

La centralità, la postura e la camminata sono tre livelli dello stesso linguaggio.
E l’osservazione è ciò che permette di leggerlo.
Non per correggersi, ma per tornare a una coerenza che il corpo conosce meglio della mente.

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