Una sola malattia, sette volti

Dalla confusione sintomatica alla comprensione dei livelli biologici

Oggi si contano circa 7000 malattie distinte, catalogate, classificate e trattate ognuna come un’entità a sé. Un numero che cresce ogni anno, di pari passo con l’aumento dei farmaci, degli interventi e dei protocolli terapeutici. Ma cosa accadrebbe se osservassimo il corpo non come un archivio di malattie, ma come un sistema coerente, in cui i sintomi sono linguaggi e la malattia non è altro che un processo di adattamento?

Quando si confonde il sintomo con la malattia, si perde il senso del movimento biologico. Il dolore, la febbre, l’infiammazione vengono visti come nemici da sopprimere, non come fasi di un’intelligenza che cerca di ristabilire l’equilibrio. Si interviene per zittire il segnale, ignorando la causa, e così la radice del disturbo si approfondisce, si trasforma, si complica.

Noi seguiremo un’altra via: quella che riconosce un’unica malattia con sette livelli di espressione, che si susseguono come stadi di un medesimo processo degenerativo. Dal semplice affaticamento fino al cancro, ogni fase rappresenta un tentativo dell’organismo di gestire il proprio squilibrio, prima con mezzi vitali e reattivi, poi – se ostacolato o ignorato – con soluzioni sempre più passive e strutturate.

A questo sguardo si affianca un’altra distinzione fondamentale: quella tra fasi acute e fasi croniche. Le prime sono caratterizzate da attivazione, calore, dolore, mobilitazione: il corpo reagisce. Le seconde da stasi, freddo, perdita di sensibilità: il corpo si ritira, si adatta, rinuncia.

Comprendere questa dinamica ci aiuta a vedere oltre le etichette diagnostiche.
Non 7000 malattie, ma un’unica forza vitale che si ammala secondo gradi, percorsi e linguaggi differenti.
Ed è proprio lì, in quel linguaggio, che possiamo imparare ad ascoltare.