Oltre destra e sinistra:

La lezione della natura

Nel pensiero politico umano si tende a dividersi tra destra e sinistra.
La prima privilegia la singolarità, l’ego, l’autonomia dell’individuo.
La seconda privilegia l’appartenenza, la comunità, il corpo collettivo.

Questo conflitto appare insanabile solo se osservato sul piano ideologico.
La natura, invece, lo attraversa e lo supera.

La natura sa che non esiste appartenenza di valore senza singolarità valide.
Ma sa anche che nessuna singolarità può sopravvivere a lungo senza
un’appartenenza vitale.

Per questo il suo comportamento non è neutro, ma ordinato.

In una prima fase, la natura dà priorità all’Ego.
Lo vuole sano, resiliente, capace di adattarsi, di reggere lo stress,
di affermare la propria integrità.
Un ego fragile non è utile né a sé né al sistema di cui fa parte.

Ma questa priorità ha un limite preciso.
Quando una singolarità, pur forte, mette a rischio l’appartenenza,
la natura interviene.
Non per giudizio morale, ma per necessità sistemica.

È ciò che accade nelle epidemie, nelle selezioni ambientali,
nei collassi biologici:
il singolo che compromette il tutto viene riassorbito o eliminato.

La natura non ignora l’ego.
Lo porta a compimento.

Ed è qui il punto più frainteso dall’umano:
un Ego che si forma pienamente non resta centrato su se stesso.
La sua espressione matura diventa utilità, servizio, relazione.
Non per altruismo imposto, ma per naturale conseguenza evolutiva.

L’ego compiuto riconosce il mondo a cui appartiene come
orizzonte ultimo della propria esistenza.

In questo senso, la natura non è né di destra né di sinistra.
È prima l’una e poi l’altra,
perché sa che solo così la vita continua.

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