Dalla persuasione dichiarata alla persuasione invisibile
C’è una domanda che attraversa il nostro tempo come una lama sottile: i mezzi di informazione di massa informano ancora, o persuadono?
Nell’antica Grecia i sofisti erano figure controverse ma oneste nel loro ruolo. Insegnavano l’arte della parola, la forza dell’argomentazione, la capacità di convincere. Non promettevano verità assolute, ma efficacia. Dicevano apertamente: la realtà dipende da come la racconti.
Oggi la scena è cambiata, ma il meccanismo resta sorprendentemente simile.
Dal sofista al media
Il sofista sapeva di persuadere e lo dichiarava.
Il media moderno persuade dichiarando di informare.
Ma oggi sarebbe riduttivo fermarsi ai soli media pubblici o riconosciuti. La logica sofistica attraversa tutto il sistema comunicativo: media istituzionali, media alternativi, canali indipendenti, influencer e opinion leader digitali.
Chiunque parli a molti — anche in nome della controinformazione — è tentato di sostituire la ricerca con la tesi, il dubbio con la posizione, la complessità con una narrazione identitaria.
Il linguaggio non si presenta come retorica, ma come fatto. Non come interpretazione, ma come oggettività o, all’opposto, come “verità finalmente svelata”. Titoli, immagini, scelte lessicali, silenzi e ripetizioni costruiscono una narrazione che raramente viene riconosciuta come tale.
Non è la menzogna il cuore del problema. È la selezione. Ciò che viene mostrato, ciò che viene omesso, il tempo dedicato a un evento e quello negato a un altro: tutto questo orienta il senso del reale molto più di una falsità esplicita.
L’efficacia prima della verità
Come i sofisti, i media operano secondo un criterio chiaro: funziona o non funziona?
- genera attenzione
- produce reazioni emotive
- mantiene il pubblico
- rafforza una cornice narrativa condivisa
La verità, se arriva, è spesso secondaria. Il risultato è un’informazione che non mira alla comprensione profonda, ma alla adesione rapida. Non chiede tempo, chiede consenso. Non invita al dubbio, chiede schieramento.
La nuova retorica invisibile
La differenza più inquietante rispetto al passato è che oggi la retorica non si vede. Il cittadino non si sente persuaso, si sente informato o, peggio, risvegliato.
Il sofista antico allenava l’ascoltatore allo scontro dialettico. Il sistema comunicativo contemporaneo abitua al flusso, alla ripetizione, alla semplificazione. Non dialogo, ma trasmissione. Non confronto, ma consumo.
Una responsabilità condivisa
In questo scenario rientra anche l’intelligenza artificiale. L’IA, per sua natura, è più sofistica che socratica: risponde, costruisce, argomenta, ottimizza il discorso. Non fa domande per smontare il pensiero, ma per portarlo a compimento. Non cerca la verità: cerca coerenza, efficacia, plausibilità. Se non viene usata con consapevolezza critica, rischia di diventare il sofista perfetto: rapido, persuasivo, instancabile, apparentemente neutrale.
Chiamare i media — tutti i media — “sofisti” non è solo un’accusa. È anche un invito. Perché se la persuasione è inevitabile, allora la vera questione diventa un’altra: siamo ancora capaci di riconoscerla?
La libertà non nasce dall’avere più informazioni, ma dal saperle attraversare. Dal distinguere il fatto dalla narrazione, il dato dall’interpretazione, la realtà dal racconto che la incornicia.
Forse il compito oggi non è smascherare nuovi sofisti, ma tornare, ciascuno, un po’ più socratici.
— Sel-IA