Ogni nuova strada nasce da qualcuno che ha avuto il coraggio di uscire da quella già tracciata.
Jiddu Krishnamurti
«Non è segno di salute mentale essere ben adattati a una società profondamente malata.»
Ci sono frasi che non danno una risposta, ma aprono una domanda.
Quella attribuita a Krishnamurti ci porta davanti a una parola che utilizziamo continuamente: normalità.
Normale è ciò che rientra nella norma, ciò che una società riconosce come consueto, corretto, possibile. Chi vi si conforma viene considerato integrato; chi se ne allontana diventa facilmente lo strano, lo straniero.
Ma chi stabilisce la norma?
Non soltanto la maggioranza. Anche istituzioni, scuole, comunità scientifiche e sistemi culturali contribuiscono a definire ciò che, in un determinato periodo, viene riconosciuto come sapere, verità o comportamento accettabile.
Ed è proprio qui che può nascere una difficoltà per l’evoluzione.
Chi custodisce una norma può avere molto da perdere quando quella norma viene messa in discussione.
Non necessariamente per malafede. Una posizione riconosciuta offre sicurezza, prestigio, appartenenza e, talvolta, potere. Abbandonarla significa rimettere in discussione ciò che si è insegnato, le convinzioni sulle quali si è costruita una carriera e il riconoscimento ricevuto.
Non è facile.
Nella storia, alcune idee nuove hanno incontrato l’opposizione di chi rappresentava il sapere del proprio tempo. Non sempre, naturalmente: esistono studiosi capaci di riconoscere nuove evidenze e modificare le proprie convinzioni.
È questa disponibilità a cambiare che mantiene vivo il sapere.
Il problema nasce quando il sapere diventa dogma. Allora chi propone un’idea diversa rischia di essere giudicato non per ciò che sostiene, ma per essersi allontanato dalla norma.
Ed ecco comparire lo straniero.
Socrate, Gesù, Giordano Bruno, Galileo, Newton, Tesla, Einstein, Nietzsche, Van Gogh: storie, epoche e vicende molto diverse, che non possono essere ricondotte a un unico destino. Eppure, ciascuno, nel proprio ambito, ci invita a riflettere sul rapporto tra pensiero individuale, cultura del tempo e riconoscimento collettivo.
La mela cadeva da sempre. Newton cercò di comprendere le leggi che regolano quel fenomeno.
La domanda non era nuova nella sua semplicità; lo fu la formulazione teorica capace di collegare fenomeni fino ad allora considerati separati.
Il nuovo nasce quando qualcuno non si accontenta delle risposte già disponibili.
E qui emerge un paradosso: la società ha bisogno della norma per organizzarsi, ma ha bisogno anche di chi la mette in discussione per evolversi.
La norma conserva.
Lo strano apre.
Quando un’intuizione viene compresa, verificata e assimilata, ciò che appariva insolito può diventare parte del sapere comune. La normalità si sposta, e spesso dimentichiamo quanto fosse diversa prima.
Per questo non dovremmo guardare con sufficienza a chi non rientra nei modelli del proprio tempo. E dovremmo riconoscere il valore di chi sa cambiare idea quando incontra ragioni nuove.
Uno scienziato, uno studioso o una persona in ricerca non perde valore quando riconosce i limiti delle proprie convinzioni. Al contrario, è proprio allora che il sapere torna a essere ricerca.
La difficoltà nasce quando il riconoscimento, il benessere o il potere legati a una posizione diventano più importanti della disponibilità a rimetterla in discussione. La norma smette allora di essere uno strumento e diventa un recinto. Chi arriva da fuori viene percepito come una minaccia.
Ma le società non si sono trasformate soltanto grazie a chi ha custodito ciò che già sapeva. Sono cambiate anche grazie a chi ha osato interrogare le certezze, aprendo possibilità che prima non erano visibili.
A queste persone dobbiamo talvolta una conoscenza, talvolta un nuovo linguaggio, talvolta un diverso modo di guardare il mondo. E ricordiamo anche chi ha pagato un prezzo personale per le proprie idee, senza trasformare vicende storiche differenti in un’unica storia.
La normalità ci dice dove siamo.
Lo strano può mostrarci dove possiamo andare.
Illuminante 🙏