Ronan, il guardiano tra i mondi

Capitolo IV

Il desiderio di Aengus non trovò più pace nel sogno.

Ciò che era nato come visione notturna si era trasformato in una direzione interiore, una forza che lo spingeva oltre i confini del conosciuto. Ogni segno, ogni voce, ogni riflesso sull’acqua sembrava rimandarlo a lei. Ma il volto di Caer restava sempre oltre la soglia: vicino abbastanza da ferire, lontano abbastanza da non essere mai raggiunto.

Fu in questo stato di ricerca che Aengus giunse al lago.

Le acque erano immobili, come se trattenessero un altro tempo sotto la superficie.

Ed è lì che lo incontrò.

Ronan.

Guardiano delle soglie, colui che conosce il passaggio tra le forme.

Quando Aengus si avvicinò, Ronan parlò senza esitazione:

«Caer è già tra i cigni. Vive la sua forma per metà del ciclo dell’anno. Se vuoi trovarla, devi entrare nello stesso ordine del mondo.»

Aengus lo ascoltò in silenzio.

Ronan indicò il lago.

«Non puoi cercarla da fuori. Devi diventare uno di loro.»

Pausa.

«Ti trasformerai in cigno entrando nell’acqua. Nel momento in cui lasci andare il nome, la memoria e il corpo dell’uomo, l’acqua ti riconosce nella forma del cigno.»

Aengus non distolse lo sguardo.

Ronan continuò:

«Da quel momento resterete entrambi cigni. Vivrete insieme nel lago, senza distanza, senza separazione, fino a Samhain, il 31 ottobre.»

Silenzio.

«In quel giorno il velo si apre. E solo allora tornerete forma umana.»

Lo sguardo di Ronan si fece più fermo.

«E vi incontrerete come uomini. Per un solo giorno.»

Aengus comprese la natura del passaggio.

Non era conquista.

Era attraversamento.

Ronan concluse:

«Nel lago non si entra con la forza. Si entra lasciando che la forma si dissolva. È così che si diventa ciò che si cerca.»

Aengus rimase immobile a lungo.

Poi guardò l’acqua.

E per la prima volta non vide un confine.

Vide un luogo in cui entrare.

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