Il ritorno a casa

Il varco che si apre nel riconoscimento

Aengus lasciò il lago e si incamminò lungo il corso del fiume, seguendo la linea silenziosa dell’acqua.

Non aveva fretta.

Le parole di Ronan non erano rimaste fuori da lui, ma si erano depositate nel suo passo, come se ogni movimento del corpo le ripetesse in una lingua più antica del pensiero.

Camminava.

E ad ogni passo qualcosa cambiava.

All’inizio il suo pensiero era ancora rivolto alla prova che lo attendeva: il giorno in cui avrebbe assunto la forma del cigno, il cerchio dei molti, la necessità di riconoscere Caer tra tutte le altre.

Ma il fiume, con il suo procedere continuo, sembrava suggerirgli un’altra direzione.

Non una meta.

Una comprensione.

Passo dopo passo, il desiderio smise di apparirgli come mancanza.

Cominciò a mostrarsi come richiamo.

Non come qualcosa che nasceva da un vuoto, ma come qualcosa che proveniva da una memoria più profonda del tempo stesso.

Una memoria che non aveva parole.

Solo riconoscimento.

Più avanzava lungo il corso dell’acqua, più sentiva che ciò che lo attendeva non apparteneva al futuro.

Non era qualcosa che sarebbe accaduto.

Era qualcosa che stava tornando.

Come se il mondo non stesse conducendo eventi verso di lui, ma riportando alla superficie qualcosa che era già accaduto altrove.

L’acqua non andava avanti.

Ritornava sempre a sé stessa.

E così anche lui.

La domanda che lo abitava cambiò forma.

Non era più: chi è Caer?

Non era più: dove la troverò?

Diventò silenziosa.

Quasi invisibile.

Perché proprio lui?

Perché proprio lei?

E perché quel riconoscimento sembrava più antico della sua stessa vita?

Fu allora che qualcosa si incrinò dolcemente dentro di lui.

Non una rottura.

Un’apertura.

Forse alcuni incontri non nascono nel tempo.

Forse il tempo è soltanto il luogo in cui ciò che è già accaduto si manifesta lentamente.

Forse esistono legami che non iniziano mai, perché non hanno mai smesso di essere.

Continuò a camminare.

Eppure, per quanto la comprensione si facesse chiara, sentiva ancora un punto mancante.

Un ultimo passaggio.

Un varco che non si era ancora aperto del tutto.

E fu solo quando il cammino lo riportò davanti alla sua dimora che tutto accadde.

Si fermò.

La osservò.

Per la prima volta non vide soltanto una casa.

Vide un confine sottile tra ciò che è e ciò che diventa.

E in quell’istante il varco si aprì completamente.

Tutto si ricompose.

L’incontro con Caer non apparteneva al presente.

Non apparteneva al passato.

Era un divenire che attraversava il tempo senza essere contenuto da esso.

Qualcosa che aveva iniziato il suo cammino prima della sua nascita, forse prima del suo stesso concepimento.

Lui non stava andando verso Caer.

E Caer non stava andando verso di lui.

Entrambi stavano avanzando verso un unico punto di riconoscimento che li attendeva da sempre.

Poi il suo sguardo si posò sull’ingresso della dimora.

E tutto divenne chiaro.

Come il fiume ritorna al mare, come il seme ritorna alla sua fioritura, così anche il loro incontro seguiva una legge più antica del tempo.

Forse non era nato con loro.

Forse non era nato con i loro padri.

Forse non era nato neppure con gli dèi.

Forse ciò che li univa era stato generato all’inizio dei tempi.

E non era destinato a compiersi una sola volta.

Ma a durare.

Per sempre.

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