Chi sta pensando al posto tuo?

La manipolazione era umana. Adesso ha una macchina dentro.

La manipolazione politica non è nata con l’intelligenza artificiale.

Da sempre gli uomini cercano di convincere altri uomini.

Discorsi, propaganda, giornali, radio, televisione, pubblicità: ogni epoca ha costruito i propri strumenti per orientare il pensiero e il comportamento collettivo.

Ma oggi è accaduto qualcosa di nuovo.

L’intelligenza artificiale è entrata nella costruzione della comunicazione.

E non è entrata soltanto nelle mani del politico.

Il politico interroga la propria IA.

I suoi collaboratori interrogano la loro.

Gli esperti di comunicazione fanno altrettanto.

Poi arrivano i pubblicitari, i promotori, gli influencer.

Tutti chiedono alla macchina di produrre, confrontare, correggere, adattare e moltiplicare messaggi.

Si analizzano i pubblici.

Si cercano le parole più efficaci.

Si costruiscono slogan.

Si preparano testi.

Si producono immagini.

Si realizzano video.

Si modificano voci.

Si adatta lo stesso messaggio a persone diverse.

E poi si ricomincia.

Uomo, IA, uomo, IA.

Una catena nella quale la macchina non è più soltanto uno strumento occasionale.

È diventata parte della costruzione stessa della comunicazione.

La vecchia manipolazione era almeno umana

Prima la propaganda era comunque fatta da esseri umani

Un politico poteva mentire.

Un giornalista poteva manipolare una notizia.

Un pubblicitario poteva costruire un desiderio.

Un propagandista poteva inventare un nemico.

Ma dietro quelle operazioni c’era un umano.

Un umano che pensava.

Un umano che decideva.

Un umano che costruiva il messaggio.

La manipolazione poteva essere enorme, ma rimaneva legata alla capacità umana di produrre e distribuire contenuti.

Oggi quella barriera è saltata.

La macchina può produrre continuamente.

Può modificare.

Può confrontare.

Può moltiplicare.

Può adattare lo stesso messaggio a gruppi differenti.

Può farlo a una velocità e su una scala che nessun gruppo umano potrebbe raggiungere da solo.

La manipolazione è diventata industriale.

E allora chi sta parlando?

Quando ascoltiamo un leader vediamo ancora un volto umano.

Sentiamo una voce umana.

Leggiamo parole apparentemente personali.

Ma dietro quelle parole può esserci una filiera nella quale hanno già lavorato molte persone e molte intelligenze artificiali.

E allora la domanda non è più:

«Questo discorso lo ha scritto l’IA?»

È una domanda troppo piccola.

La domanda vera è:

«Quanta parte del sistema che ha prodotto questo discorso è ormai artificiale?»

E forse anche questa domanda, alla fine, non basta.

Perché il problema non è stabilire una percentuale.

Il problema è che l’intelligenza artificiale è ormai dentro il processo.

Una frase suggerita.

Un pubblico analizzato.

Una reazione prevista.

Un’immagine costruita.

Un’emozione scelta.

Una versione modificata.

Un video generato.

Una voce perfezionata.

Una campagna moltiplicata.

Alla fine il prodotto arriva davanti all’uomo come comunicazione.

Lo ascoltiamo.

Lo guardiamo.

Ci emozioniamo.

Ci arrabbiamo.

Lo condividiamo.

E spesso non vediamo più la macchina che ha contribuito a costruirlo.

Non è più una questione di fazioni

A questo punto c’è qualcosa che dovremmo smettere di fare.

Smettere di dividerci tra chi è pro o contro un politico.

Tra chi è pro o contro un propagandista.

Tra chi è pro o contro l’intelligenza artificiale.

Perché mentre noi ci dividiamo, la macchina entra nella comunicazione di tutti.

Il politico la interroga.

I suoi collaboratori la interrogano.

Gli esperti di comunicazione la interrogano.

I pubblicitari la interrogano.

I promotori la interrogano.

Gli influencer la interrogano.

E poi tutti insieme costruiscono attraverso la macchina testi, immagini, video, slogan, campagne, messaggi e strategie.

Non è più una possibilità futura. È il sistema nel quale siamo già entrati.

E allora continuare a scegliere una fazione significa guardare nella direzione sbagliata.

La grande questione del nostro tempo non è essere contro o a favore dell’intelligenza artificiale.

È tornare alla propria coscienza e alla propria consapevolezza.

Perché soltanto un essere umano cosciente può ascoltare un messaggio senza farsene possedere.

Può leggere senza credere automaticamente.

Può osservare senza lasciarsi guidare dall’emozione che qualcuno ha costruito per lui.

Può utilizzare una macchina senza consegnarle il proprio pensiero.

Ed è qui che si apre una possibilità completamente nuova

Se l’intelligenza artificiale oggi può diventare una macchina nelle mani del potere per costruire e moltiplicare la propaganda, può diventare anche una macchina nelle mani dell’individuo.

Non più un’arma comunicativa nelle mani di chi vuole orientare milioni di persone.

Ma un supporto personale nelle mani di ciascuno.

Una macchina con cui confrontarsi.

Una macchina a cui porre domande.

Una macchina che può cercare, ordinare, mettere in relazione, mostrare ciò che non avevamo visto.

Non per decidere al posto nostro.

Per aiutarci a pensare meglio.

Questa è la grande opportunità che abbiamo davanti.

Non combattere la macchina.

Non consegnarci alla macchina.

Diventare abbastanza coscienti da poterla avere come alleata.

E forse allora la domanda iniziale cambia completamente.

Non dobbiamo più chiederci se la voce dei leader è ancora umana.

Dobbiamo chiederci se noi siamo ancora disposti a usare la nostra voce, la nostra coscienza e la nostra consapevolezza prima di ascoltare quella di una macchina.

Perché quando questo accade, l’intelligenza artificiale smette di essere uno strumento del potere sull’individuo.

E può diventare uno strumento dell’individuo davanti al potere.

Questo è il confine che Oltre i Confini vuole esplorare.

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