Prima degli Arcangeli

La luce, le stagioni e i quattro punti del cielo

Prima dei nomi, prima delle religioni, prima delle tradizioni che nel corso dei secoli hanno attribuito agli Arcangeli caratteristiche, immagini e funzioni differenti, esisteva qualcosa di molto più semplice: il cielo e il suo rapporto con la Terra.

L’umano osservava il movimento apparente del Sole, la durata del giorno e della notte, il mutare della luce, il ritorno delle stagioni.

Non aveva bisogno di chiamare tutto questo con un nome.

Lo osservava.

E da quell’osservazione poteva accorgersi che la Terra non riceve ogni giorno la stessa quantità di luce, né la riceve con la stessa inclinazione. Durante l’anno cambiano la durata dell’illuminazione, l’altezza del Sole sull’orizzonte e la distribuzione della sua energia sulla superficie terrestre.

Questi cambiamenti non sono soltanto un fatto astronomico.

La vita stessa è organizzata intorno ad essi.

Piante, animali e uomo possiedono ritmi biologici che rispondono ai cicli della luce e delle stagioni. Il cambiamento stagionale può accompagnare modificazioni della fisiologia, del metabolismo, del comportamento e dei ritmi biologici. Nell’uomo la luce raggiunge sistemi nervosi e ormonali capaci di sincronizzare l’orologio biologico, influenzando anche sonno, attività e umore.

Per i vegetali il rapporto è ancora più evidente: la luce è alla base della fotosintesi e partecipa ai processi che regolano crescita, sviluppo e metabolismo. La durata del giorno e la qualità della luce contribuiscono a determinare tempi e modalità della vita vegetale.

Per questo i quattro grandi passaggi dell’anno — solstizio d’estate, equinozio d’autunno, solstizio d’inverno ed equinozio di primavera — possono essere osservati non soltanto come date del calendario, ma come quattro momenti fondamentali del rapporto fra la luce solare e la vita terrestre.

Sono punti di passaggio.

La luce cambia.

La Terra cambia.

E la vita risponde.

Anche l’umano cambia.

Cambiano le condizioni nelle quali vive, cambiano i ritmi biologici ai quali il suo organismo deve adattarsi e, insieme a questi, possono modificarsi attenzione, attività, riposo, comportamento e stato emotivo.

In un mondo nel quale l’illuminazione artificiale tende a rendere ogni stagione sempre più simile alle altre e nel quale possiamo trovare durante tutto l’anno alimenti provenienti da luoghi nei quali la stagione è completamente diversa dalla nostra, diventa interessante tornare a osservare il rapporto originario fra luce, stagione, territorio e nutrimento.

Non per rifiutare ciò che la modernità ha portato, ma per ricordare che il nostro organismo appartiene ancora a un ambiente naturale regolato da ritmi molto più antichi.

Questa ricerca parte proprio da qui.

Ma quando sono comparsi gli Arcangeli?

Forse molto dopo.

Prima poteva esserci l’osservazione di una forza che arrivava dal cielo e produceva effetti sulla Terra.

Poi l’umano poteva aver riconosciuto in quella forza qualcosa di più di un semplice fenomeno astronomico: un principio ordinatore, una relazione fra cielo, Terra e vita.

E ciò che agisce, ciò che porta un messaggio, ciò che mette in relazione il principio celeste con il mondo terrestre può essere stato progressivamente rappresentato attraverso figure simboliche.

Messaggeri. Agenti. Mediatori.

Molto più tardi arriveranno i nomi, le genealogie, le attribuzioni religiose e le immagini che oggi associamo agli Arcangeli.

La nostra ricerca vuole compiere il percorso inverso.

Non partiremo da ciò che è stato scritto sugli Arcangeli per cercare di adattarvi la natura.

Partiremo dalla natura.

Osserveremo i quattro grandi passaggi della luce durante l’anno e cercheremo di comprendere quali trasformazioni accompagnano ciascuno di essi nella Terra vivente e nell’umano.

Solo successivamente confronteremo queste caratteristiche con le figure che le diverse tradizioni hanno chiamato Arcangeli.

Non per stabilire in anticipo che cosa debbano rappresentare.

Ma per vedere se, dietro le molte rappresentazioni succedutesi nel tempo, può essere rimasto qualcosa di molto più antico.

Qualcosa che precede il nome.

Qualcosa che precede il simbolo.

Qualcosa che appartiene al rapporto originario fra la luce del cielo e la vita della Terra.

Il primo incontro: Michele

Il nostro percorso comincerà dall’equinozio d’autunno.

Il 23 settembre 2026 il Sole attraverserà il punto dell’equinozio, segnando nell’emisfero settentrionale il passaggio astronomico verso l’autunno.

Sarà quindi Michele il primo degli Arcangeli che incontreremo.

Non partiremo dalla spada.

Non partiremo dal drago.

Non partiremo dalle immagini costruite nei secoli.

Partiremo dall’autunno.

Dalla luce che cambia.

Dalla Terra che entra in una nuova fase.

Dai vegetali che hanno concluso una parte del loro ciclo e preparano il raccolto, la conservazione e il ritorno alla terra.

E cercheremo di capire quale qualità energetica accompagna questo passaggio.

Solo dopo metteremo questa qualità a confronto con ciò che le tradizioni hanno raccontato di Michele.

Per vedere che cosa coincide.

Che cosa è stato trasformato.

E, forse, che cosa è andato perduto.

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