Dalla natura alla tavola, attraverso lo sguardo
Il colore è uno dei primi segnali attraverso cui entriamo in relazione con ciò che mangiamo.
Lo incontriamo già nella natura, dove accompagna i cicli delle stagioni e la maturazione degli alimenti. Ma lo incontriamo anche nel momento in cui scegliamo cosa acquistare: il colore può attirare, rassicurare, suggerire freschezza, maturazione, intensità. E può essere naturale oppure costruito dall’uomo, come accade in molti prodotti industriali.
Per la specie umana la visione dei colori ha avuto un ruolo particolare nell’evoluzione. La capacità di distinguere soprattutto le tonalità del rosso e del verde ha avuto un’importanza concreta nel riconoscimento della vegetazione e dei frutti maturi. La nostra percezione cromatica è quindi parte di una storia biologica che precede di molto il supermercato e la cucina.
Il colore, una volta percepito, non rimane però negli occhi: diventa informazione per il cervello. Può richiamare esperienze e memorie, orientare l’attenzione, modificare l’aspettativa e partecipare alla risposta emotiva e neurovegetativa dell’organismo.
Per questo la relazione con il cibo comincia prima dell’assaggio.
Continua nella preparazione, quando il calore modifica colori, consistenze e profumi, e arriva infine alla portata: la combinazione degli alimenti, le forme, i contrasti, la disposizione e persino il colore del piatto costruiscono uno stimolo complessivo.
L’essere umano è anche un animale estetico: non si limita a riconoscere ciò che è commestibile, ma ne osserva l’aspetto, lo confronta, lo desidera e lo organizza.
Dal colore della natura al colore scelto, trasformato e infine portato in tavola: anche attraverso gli occhi comincia il nostro modo di mangiare.
Da qui partono gli approfondimenti sui diversi colori e sulla loro relazione con il nostro stato dell’essere.