Il rosso e le specie fruttariane

Il linguaggio delle foreste

Prima di essere il colore dei pittori, il rosso fu il linguaggio delle foreste.
Molto prima che l’essere umano lo trasformasse in simbolo, in pigmento o in arte, il rosso era già un messaggio. Tra il verde delle foglie annunciava la maturazione del frutto, richiamando lo sguardo di chi poteva raccoglierlo.
Molti primati svilupparono una visione capace di distinguere con precisione questo colore. Non fu soltanto un vantaggio visivo, ma una nuova relazione con la natura. Il rosso conduceva al nutrimento, all’acqua contenuta nei frutti, all’energia necessaria per vivere.
Ma il frutto non rappresenta una conquista. È un’offerta.
La pianta non protegge la polpa: protegge il seme. La polpa dolce, il profumo e il colore sono un invito affinché un animale la raccolga. In molte specie il seme attraversa l’apparato digerente senza essere distrutto e viene depositato lontano dalla pianta madre, accompagnato da sostanza organica che ne favorisce la germinazione.
Così chi si nutre diventa, inconsapevolmente, un seminatore.
Da milioni di anni le foreste si espandono anche grazie a questa alleanza silenziosa. La pianta offre il frutto; l’animale diffonde la vita. Non è un rapporto fondato sulla distruzione, ma sulla cooperazione.
Forse anche l’essere umano porta ancora dentro di sé la memoria di quell’antico dialogo.
La nostra sensibilità verso il rosso potrebbe non essere soltanto un fatto estetico. Potrebbe affondare le proprie radici in una lunga storia evolutiva, iniziata quando riconoscere un frutto maturo significava riconoscere la vita.
Forse è anche per questo che il rosso continua a parlarci. È il colore del sangue e del cuore, ma anche dei papaveri, delle ciliegie, delle mele mature, del melograno aperto e del tramonto. È il colore che più facilmente richiama lo sguardo e suscita emozione.
L’essere umano è un esteta. Forse perché, molto prima di dipingere, ha imparato a osservare.
Prima di creare l’arte, ha imparato a leggere i colori della natura.
E forse il primo capolavoro non è stato dipinto su una parete di roccia, ma scritto da una foresta che, attraverso il rosso di un frutto, parlava ai suoi antichi seminatori.

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