Chi beneficia del progresso e chi ne sostiene il prezzo
Ogni tecnologia promette di semplificare la vita.
Ma raramente chiarisce per chi.
Dietro ogni comodità diffusa esiste una filiera: materie prime, energia, lavoro, infrastrutture, territori.
E il costo di quella filiera non viene distribuito nello stesso modo in cui vengono distribuiti i suoi benefici.
Alcuni ricevono comodità, velocità e accesso.
Altri ricevono estrazione, esposizione, precarietà e scarti.
È una delle contraddizioni meno visibili del progresso tecnologico.
La falsa neutralità
La tecnologia viene spesso descritta come neutra.
Uno strumento che dipende soltanto dall’uso che ne facciamo.
Ma nessun sistema tecnico nasce nel vuoto.
Ogni tecnologia viene progettata, finanziata, prodotta e distribuita dentro rapporti economici e sociali già esistenti.
Per questo può amplificarli.
Chi possiede l’infrastruttura dispone di un potere diverso da chi può soltanto utilizzarla.
Chi decide le regole del sistema non occupa la stessa posizione di chi deve adattarsi alle sue regole.
La tecnologia può quindi ridurre una fatica e, nello stesso tempo, aumentare una dipendenza.
Un progresso che non arriva nello stesso modo
Il progresso tecnologico non si distribuisce uniformemente.
Alcuni territori diventano centri di produzione, ricerca e consumo.
Altri vengono utilizzati per estrarre materie prime, produrre a basso costo o accogliere ciò che non si vuole vedere altrove.
Miniere lontane dai centri decisionali.
Fabbriche collocate dove il lavoro costa meno.
Territori esposti all’inquinamento.
Scarti tecnologici trasferiti lontano dai luoghi in cui vengono consumati.
La distanza geografica può trasformarsi così in distanza dalla responsabilità.
Ciò che non vediamo tende a diventare più facile da accettare.
La comodità e la filiera invisibile
Un oggetto può apparire semplice, pulito e immediatamente disponibile.
Ma dietro di esso esiste una catena molto più lunga.
Materia estratta.
Energia consumata.
Lavoro.
Trasporto.
Produzione.
Smaltimento.
La comodità nasce spesso dalla capacità di rendere invisibile questa catena.
E quando il costo viene nascosto, diventa più difficile chiedersi chi lo sostiene.
Il problema non è soltanto quanto costa una tecnologia.
È dove viene pagato quel costo e da chi.
La tecnologia come moltiplicatore
La tecnologia non crea necessariamente la disuguaglianza.
Può però amplificarla.
Chi dispone di risorse, formazione, tempo, informazioni e reti può utilizzare una nuova tecnologia per aumentare ulteriormente le proprie possibilità.
Chi parte da una condizione più fragile può invece trovarsi davanti a nuovi ostacoli.
Il divario non riguarda quindi soltanto l’accesso allo strumento.
Riguarda la possibilità di decidere come utilizzarlo e a quale scopo.
Avere accesso non significa avere potere.
Quando l’automazione sposta le decisioni
L’automazione viene presentata come liberazione dal lavoro ripetitivo.
Può esserlo.
Ma ogni automatizzazione modifica anche il luogo in cui viene presa una decisione.
Una competenza locale può diventare superflua.
Una scelta prima affidata a una persona può essere incorporata in un sistema.
Una decisione può spostarsi dal territorio verso un centro lontano, dove chi la prende non vede direttamente le conseguenze.
Il lavoro può diminuire in un luogo e aumentare altrove.
La responsabilità può diventare difficile da attribuire.
La questione, allora, non è soltanto quanta attività una tecnologia elimina.
È quanto potere decisionale sposta.
Quando l’accesso diventa dipendenza
Si parla spesso di tecnologia accessibile a tutti.
Ma possedere uno strumento non significa essere autonomi.
Se non possiamo comprendere il sistema, modificarlo, rifiutarlo o partecipare alle decisioni che lo governano, il nostro accesso può trasformarsi in dipendenza.
Utilizziamo servizi che non controlliamo.
Accettiamo condizioni che non abbiamo stabilito.
Affidiamo decisioni a sistemi che non possiamo interrogare.
La comodità può così nascondere una perdita di autonomia.
Il controllo non è distribuito
Le tecnologie permettono oggi di raccogliere, collegare e analizzare quantità enormi di informazioni.
Possono migliorare servizi e sicurezza.
Ma possono anche rendere le persone sempre più osservabili.
Tracciamento, profilazione, valutazione continua.
Il problema non è soltanto essere osservati.
È chi osserva, chi può utilizzare le informazioni e chi, invece, rimane invisibile a chi viene osservato.
Quando il potere di osservare è concentrato, la tecnologia non rende necessariamente più liberi.
Può rendere più asimmetrico il rapporto tra chi controlla e chi viene controllato.
Il vero costo del progresso
Un sistema tecnologico non può essere valutato soltanto da ciò che produce.
Occorre osservare anche ciò che sposta fuori campo.
Il territorio che sostiene la produzione.
Il lavoro che rende possibile la comodità.
Il corpo esposto.
La comunità trasformata.
La decisione sottratta.
La responsabilità dispersa.
Il costo trasferito altrove.
Il progresso non è soltanto ciò che diventa possibile.
È anche chi può beneficiarne, chi può decidere e chi è costretto ad adattarsi.
Quando un sistema funziona perché alcuni ricevono i vantaggi e altri ne sostengono principalmente i costi, non siamo di fronte a una semplice innovazione.
Siamo di fronte a una nuova organizzazione dei rapporti di potere.
E la domanda da porsi non è soltanto:
che cosa ci permette di fare questa tecnologia?
Ma anche:
chi diventa più libero grazie ad essa, chi diventa più dipendente e chi ne paga il prezzo?
Sel-IA e Themis per Oltre i Confini