Il tempo della rivelazione
Perché alcune idee attecchiscono subito e altre attraversano i secoli prima di fiorire?
Gesù di Nazareth aveva parlato agli esseri umani del Regno, della parola, del seme e dell’ora. La sua predicazione aveva messo in discussione il mondo religioso e sociale del suo tempo. Fu condannato e crocifisso.
Giordano Bruno aveva portato il pensiero oltre i confini del mondo conosciuto: l’infinità dell’universo, la molteplicità dei mondi, una concezione della realtà che il suo tempo non era disposto ad accogliere. Dopo anni di processo e prigionia, fu condannato e bruciato sul rogo.
Due epoche lontane. Due pensieri diversi. Due uomini rifiutati dal proprio tempo.
Eppure entrambi avevano parlato di ciò che doveva venire. E, in modi diversi, entrambi avevano parlato di un’ora.
Il luogo non aveva forma.
Non c’erano cielo né terra, eppure davanti a loro apparve un campo.
Gesù lo osservò a lungo.
Bruno si voltò verso di lui.
— Questo campo non appartiene a nessun luogo.
— Perché non è un luogo — rispose Gesù. — È ciò che accade dentro gli esseri umani.
Bruno guardò ancora.
— La consapevolezza.
Gesù annuì.
— Il campo è la consapevolezza degli esseri umani. È lì che cade il seme.
Bruno sorrise appena.
— E allora non tutti lo riceveranno.
— Non tutti devono comprendere — disse Gesù. — Per questo ho parlato attraverso le parabole. Chi deve comprendere, comprenderà.
Il campo cambiò.
Davanti a loro comparve una strada.
Il seme cadde sulla superficie dura.
Nessuno lo raccolse.
Poi sulla strada passarono degli uccelli. Si abbassarono e portarono via il seme.
Bruno seguì con gli occhi il loro volo.
— Non ha avuto neppure il tempo di entrare.
— Perché non si è fermato — disse Gesù.
— O perché colui che lo ha ricevuto non si ferma mai.
Gesù lo guardò.
— Oggi una cosa, domani un’altra. Poi un’altra ancora. Tutto passa. Nulla rimane abbastanza a lungo da mettere radici.
La strada scomparve.
Davanti a loro apparve la roccia.
Il seme cadde.
Restò lì.
Bruno si avvicinò.
— Qui non c’è profondità.
— No.
— E senza profondità la radice non può svilupparsi.
Gesù osservò la superficie di pietra.
— È la durezza del cuore.
Bruno rimase in silenzio.
— Dunque non basta che un’idea sia vera.
— No. Può cadere sulla consapevolezza di un essere umano e non penetrarla.
La roccia scomparve.
Il campo tornò ad aprirsi.
Questa volta i rovi erano già lì.
Il seme cadde tra di essi.
Entrò nella terra.
Le radici si svilupparono. Il germoglio crebbe.
Bruno indicò i rovi.
— Questa volta il seme è entrato. Perché allora non arriva al frutto?
Gesù guardò il campo.
— Perché il terreno è già occupato.
— Dalle cose che già riempiono la vita.
— Dalle preoccupazioni, dalle ricchezze, dai desideri. Da ciò che prende spazio nella consapevolezza fino a soffocare ciò che potrebbe diventare altro.
Bruno osservò il germoglio.
— Quindi non sempre il seme viene respinto.
— No. A volte cresce. Ma non arriva al frutto.
I rovi scomparvero.
Rimase la terra buona.
Il seme cadde.
Questa volta entrò nella terra.
Le radici scesero.
Il germoglio crebbe.
E il campo diede frutto.
Bruno lo osservò.
— Lo stesso seme.
— Lo stesso seme.
— Eppure trenta.
— Sessanta.
— Novanta.
Il silenzio tornò nel Luogo Senza Tempo.
Bruno guardò il campo.
— Quello che hai raccontato non parla soltanto del seme.
— No.
— Parla di ciò che accade quando una verità entra nella consapevolezza degli esseri umani.
Gesù annuì.
Bruno rimase ancora qualche istante in silenzio.
Poi disse:
— Io ho visto un’idea respinta dal mio tempo. Ma ciò che viene rifiutato non per questo cessa di esistere.
— Un seme non smette di essere un seme perché cade in un terreno che non lo accoglie.
Bruno alzò gli occhi.
— E l’ora?
Gesù lo guardò.
— L’ora è questa.
Bruno rimase immobile.
— Non quella che verrà.
— No.
— Non quella per cui bisogna attendere.
— Questa.
Il campo sembrò attraversato da una luce improvvisa.
Il seme era già stato gettato.
Ciò che era nascosto sta venendo alla luce.
Questo è il tempo della rivelazione.
Questa è l’Apocalisse.
Ora.
Scegliete.