Lunare e Lunatica

Le due correnti del Sacro Femminile

Fin dalle epoche più antiche, la Luna è stata associata alla donna. Non soltanto per il richiamo simbolico ai cicli mestruali, la cui durata media si avvicina a quella del mese lunare, ma perché entrambe apparivano come manifestazioni di una stessa legge naturale: il mutamento.

Mentre il Sole sembrava percorrere il cielo con regolarità e stabilità, la Luna cambiava volto continuamente. Cresceva, si compiva, diminuiva e scompariva per poi rinascere. Allo stesso modo la donna veniva osservata come custode di cicli, trasformazioni, gestazione, nascita e rinnovamento.

Per molte civiltà antiche la Luna non era semplicemente un astro. Era il simbolo della vita che non procede in linea retta ma per fasi. Della realtà che alterna presenza e assenza, pienezza e vuoto, manifestazione e mistero.

Da questa osservazione nacque una delle intuizioni più profonde delle culture arcaiche: il Femminile non è una condizione statica. È un movimento.

La Luna che cresce

Il volto lunare

Dalla Luna Nuova alla Luna Piena la luce aumenta progressivamente.

La Luna sembra espandersi, conquistare spazio nel cielo, rendersi sempre più visibile.

Questo movimento è stato spesso associato alle qualità dell’apertura:

  • accoglienza;
  • creatività;
  • fertilità;
  • espressione;
  • relazione;
  • nutrimento.

È il tempo del manifestarsi.

L’energia tende verso l’esterno, verso l’incontro e la costruzione.

La Luna Piena rappresenta il culmine di questo processo. Nulla è nascosto. La luce raggiunge la sua massima estensione.

Possiamo chiamare questa dimensione lunare.

È il Femminile che genera, custodisce, illumina e rende visibile.

La Luna che diminuisce

Il volto lunatico

Dalla Luna Piena alla Luna Nuova la luce inizia a ritirarsi.

Ciò che prima cresceva ora si raccoglie.

La Luna sembra sottrarsi allo sguardo del mondo.

Nelle tradizioni più antiche questa fase non veniva considerata una perdita, ma un ritorno alle profondità.

Ad essa venivano associate qualità differenti:

  • introspezione;
  • discernimento;
  • trasformazione;
  • silenzio;
  • distacco;
  • rigenerazione.

È il tempo in cui si lascia andare ciò che ha completato il proprio ciclo.

La Luna Nuova rappresenta il culmine di questo processo. Apparentemente non vi è luce, eppure proprio nel buio si prepara la rinascita.

Possiamo chiamare questa dimensione lunatica.

Non nel senso moderno di instabilità, ma nel significato originario di essere soggetta ai mutamenti della Luna.

È il Femminile che si ritira per ritrovarsi, che dissolve per rigenerare, che custodisce il mistero della trasformazione.

Il Sacro Femminile completo

Quando una cultura esalta soltanto la Luna Piena, celebra la donna che dona, accoglie, crea e sostiene.

Quando riconosce anche la Luna Nuova, onora la donna che si ritira, cambia, pone confini, conclude e si rinnova.

Il Sacro Femminile nasce dall’unione di entrambe le correnti.

Non soltanto luce, ma anche ombra.

Non soltanto presenza, ma anche assenza.

Non soltanto espansione, ma anche contrazione.

La Luna insegna che la pienezza non consiste nel rimanere sempre uguali, ma nel sapersi trasformare senza perdere la propria essenza.

Forse è proprio questo il suo insegnamento più antico: essere complete non significa essere sempre luminose. Significa saper attraversare ogni fase del ciclo, dalla massima luce al massimo buio, riconoscendo che entrambe appartengono allo stesso mistero.

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