Casa

Conclusione

Anam Cara

Volarono insieme.

Senza parole.

Senza accordi.

Senza bisogno di indicarsi la strada.

Le loro ali seguivano lo stesso cammino che le acque percorrevano da sempre.

Dalla Sacra Fonte.

Al lago.

Dal lago al fiume.

Dal fiume alla dimora.

Mentre il sole lentamente si avvicinava all’orizzonte.

Quando giunsero a Newgrange, il cielo era acceso dagli ultimi colori del giorno.

Si posarono davanti all’antica dimora.

E rimasero lì.

Vicini.

In silenzio.

Il sole scomparve.

La sera cedette il passo alla notte.

Poi venne la mezzanotte.

La notte di Samhain.

E ancora una volta il velo tra i mondi divenne sottile.

Le piume iniziarono a dissolversi.

Le ali si ritirarono.

Le forme mutarono dolcemente.

Finché, davanti all’ingresso della dimora, rimasero soltanto Aengus e Caer.

Umano.

E umana.

Per la prima volta si guardarono negli occhi.

Non vi era stupore.

Non vi era domanda.

Solo la quieta certezza di chi non deve più cercare.

Si avvicinarono.

E si abbracciarono.

Come se quel gesto fosse iniziato molto tempo prima e soltanto ora fosse giunto al proprio compimento.

Rimasero così.

Mentre il silenzio della notte avvolgeva la collina.

Poi, senza sciogliere quell’abbraccio, attraversarono insieme la soglia.

La casa che entrambi avrebbero chiamato Anam Cara.

L’amico dell’anima.

L’anima compagna.

L’essere che cammina accanto senza essere separato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *