Il riconoscimento

Capitolo VI

Il ritorno dell’unità originaria

Il giorno che precedeva Samhain si aprì senza rumore.

Aengus lasciò la dimora quando la luce era ancora giovane, sottile, come se il mondo non avesse ancora deciso del tutto la propria forma.

Non portava nulla con sé.

Solo il cammino.

E una quiete che non era attesa, ma compimento già iniziato.

Il fiume lo accompagnava senza guida, come se non ci fosse più distinzione tra chi procede e ciò che viene percorso.

Ogni passo non lo portava avanti.

Lo riportava dentro.

Quando raggiunse le rive del lago, il silenzio non era assenza.

Era pienezza.

L’acqua era ferma.

Non immobile.

Ferma come ciò che ha raggiunto il proprio centro.

Attorno, i cigni.

Moltitudine senza distinzione.

Un unico corpo moltiplicato in forme uguali.

Aengus rimase sulla riva.

Per un istante non fece nulla.

Poi entrò nell’acqua.

Il contatto non fu attraversamento.

Fu dissoluzione del bordo.

La pelle non oppose più differenza.

Il corpo non resistette alla propria trasformazione.

Non vi fu rottura.

Solo un lento ritorno alla forma originaria.

Quando riemerse tra i cigni, non era più separato.

Non era ancora distinto.

Era dentro la stessa natura.

Caer lo sentì prima che accadesse qualcosa di visibile.

Non come un arrivo.

Ma come un cambio di densità nell’esistenza.

Come se l’acqua tra le forme avesse smesso di separare.

I loro movimenti si avvicinarono senza decisione.

Non vi fu scelta.

Non vi fu intenzione.

Eppure qualcosa li portò l’uno verso l’altra come se il movimento stesso del lago li riconducesse al punto in cui non erano mai stati divisi.

Si sfiorarono.

E in quell’istante non accadde percezione.

Accadde dissoluzione del confine.

Per un istante il mondo cessò di essere multiplo.

Non esisteva Aengus che guardava.

Non esisteva Caer che attendeva.

Non esisteva il lago come spazio tra loro.

Esisteva soltanto una sola presenza che si riconosceva senza specchio.

Un unico essere che respirava attraverso due forme.

Poi il mondo tornò.

La separazione tornò come ritorna il respiro dopo la quiete.

Aengus e Caer erano di nuovo due cigni tra i cigni.

Ma qualcosa non era tornato identico a prima.

Si guardarono.

Non con sorpresa.

Non con ricerca.

Con una calma che non aveva bisogno di conferma.

Come chi sa senza dover dimostrare.

Restarono fermi per un istante lungo quanto il tempo necessario al mondo per ricordarsi di essere mondo.

Poi, senza alcun accordo, senza segno, senza parola, si mossero insieme.

E si sollevarono dall’acqua.

Il volo non fu decisione.

Fu direzione già esistente.

Come se il cielo stesso li stesse aspettando da sempre.

Attraversarono lo spazio sospeso tra le acque e la terra seguendo lo stesso percorso.

Il cammino delle acque.

Dalla sorgente al lago.

Dal lago al fiume.

Dal fiume alla dimora.

Non come viaggio.

Ma come ritorno.

E mentre si allontanavano insieme, il mondo rimaneva sotto di loro, silenzioso, come ciò che osserva il compiersi di qualcosa che lo precede.

E per la prima volta, non vi era più ricerca.

Solo appartenenza.

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